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Accattone
Al vedi da daleisg ch’ l’o gnim apreu
intan ch’a mangi ‘na pizete a tech,
in pei sot al sou amò frecc di vondos
Te m’ dà ‘m quai soll par piasei?
At t’an daghi ‘m tech da cheste
E lui sense dii noto u cete par forso,
al post d’om franchet, ona fete pastrugnada,
l’é be’ miou che noto, a sii d’acordi no?
Ma se ‘m dì um domanderess ‘m segn,
‘na man streisgiudu o ‘m basin,
aloro pitost ag daress quai soll
tann par veghel vii da torn
gene

(Traduzione)
Lo vedo da lontano che vuol venirmi appresso
mentre mangio una pizzetta a tranci,
in piedi sotto il sole ancora freddo delle undici
Mi dai qualche soldo per favore?
Te ne do un pezzo di questa
E lui senza dir niente accetta per forza
al posto di un franchetto, una fetta pasticciata,
è meglio di niente, siete d’accordo no?
Ma se un giorno mi chiedesse un segno,
una stretta di mano o un bacio,
allora piuttosto gli darei qualche soldo
tanto per levarmelo di torno -
Gli antenati

D’indricc e d’invers matin e siri
tormentèe el spous col toscano
e peu domandam: E lou?
Ié be’ pulitu. E peu amò:
Te mangèe ‘m bocon?
O pene facc marende
Pecaat… El zio,
l’é amò in Inghiltere?
No, l’é be’ scià indrè
L’é nacc vii vint’agn fa, Cristo!
(el spous u ghigni)
Lentele da bestemèe!
(la spouso l’é furente)
E peu d’indricc e d’invers,
quete coi gugg titich e titich
E lou? Te mangèe ‘m bocon?
El zio, l’é amò in Inghiltere?
El spous u s’indormente
la spouso la va innanz coi gugg
e mì a vaghi in Pasquei
gene
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Battipaglia
(…) Le perdite non si sa come le elabori, magari attaccando al muro una riproduzione in ceramica di uno scorcio di Battipaglia, che viene proprio dalla casa ormai vuota delle Mina. E quando chiedo al Meo cos’è quel quadro un po’ pacchiano, lui risponde: “Il cimitero”. (…)
gene

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La spoliazione

La terra è tua, ma affitti quella da cavare
che è bassa e faticosa e ultima,
sporca le unghie e le ginocchia
Anche l’acqua è tua, e le spiagge,
eppure le mani non immergi
per orrore dello squalo tuo fratello
Ora tocca all’aria, inscatolata a gas
che mi concedi per una tessera
con il mio nome ed il tuo timbro
Procedi infine con il fuoco cosmico
e saranno tuoi il sole e i raggi
per infilzare a una a una
le dissidenze ridotte al gelo,
e confiscare il caldo da rivendere
Poi resta il nulla. È tuo
gene
Postilla
La terra ha una pelle,
e questa pelle ha delle malattie.
Una di queste malattie si chiama ‘uomo’.
Friedrich Nietzsche -
Il Meo e il giorno della memoria
Estratto da un romanzo in lavorazione

(…) Che è il mondo di adesso, qui, terribile per tante persone, ma per il Meo è un mondo migliore; quasi ogni giorno qualcosa si aggiunge alla sua esperienza. Solo quarant’anni fa sarebbe stato recluso in manicomio, magari anche curato con i mezzi a disposizione, ma privato della libertà e forse maltrattato nell’anima, di certo non ascoltato, non compreso. Poteva andare ancora peggio. Liliana Segre dice con amarezza che tra un po’ dell’Olocausto non rimarrà che una riga nei libri di storia e poi nemmeno quella e allora qualche riga la scrivo io, già che ci sono e sono in tema sulla diversità sacra degli umani, anche se non sarà un libro di storia, questo qua, e non entrerà in nessuna scuola e in fondo non ha una nervatura di verità, alla quale tutti chiedono stupidamente di agganciarsi, come se la verità fosse un alibi e non un modo per diluire tutto nell’indifferenza della cronaca, che a sua volta si scioglie nell’oblio come un panetto di burro al sole. Quindi, ottant’anni fa il Meo sarebbe stato condotto alla doccia, e lui ci sarebbe andato tutto orgoglioso e di buon umore: “Sono nudo, niente sole!”. Quasi vanitoso all’idea di profumarsi dopo essere stato lavato, di mettere il gel e il dolcevita nuovo e di fare il giro della casa a farsi annusare e a dire “Guarda che bello, tutto pulito!”. Invece non si sarebbe accorto di nulla, un’innocenza pura e violata dal Male, e seppure queste righe sono solo frutto della mia immaginazione, il pensiero mi dà un dolore talmente forte che la devo smettere e tornare qui, ad occuparmi del Meo vivo e trionfante. E abbraccio Liliana, e tutti. (…)
gene
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Il viaggio

U m’ ha cargò denn pal sciuei
ona matin ch’ l’ere dasmetù da piou
e a gh’ere su el fenn da ragheii
sot ala vigni da Piancaman
El me au l’ere quasi più sgiouon
ma i sé pass i ere amò fran
Ava la m’ere dacc su ‘m sachet
con denn vin pan e majoco
e mi al tegneve in borgno
in do dondèe dal viagg in bop
A vedeve d’apreu i fej di arbri
e da daleisc i torniché dal sentei
U m’ ha pogiò, mi e el sciuei
e sol sasson sgià lustro e succ
a iam majò e bevù a l’umbrii
d’om pensei mai stacc bel iscì tan:
a saressom scampei bele che tucc
gene
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Sottosuolo
Dafan nèe su in sorei a barbesgèe
e mighi stèe chilé so l’otomana
O divol profondèe in canva
col tevi dala tini e dala maza
A pom beven on truset e peu
da scondon a fèe un po’ nèe
gene

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Più tedesco, please
Il Gran Consiglio ha deciso di anticipare il tedesco alla prima media. Dopo tesi e antitesi, ecco la sintesi del deputato Paul Kriege.
“Indove che a imaginom un ragazzetto o ragazzetta adatto all’arbeit agratis che macht sempre un po’ frei, il tedesco aiuterà di junge tessiner a nicht domà limoniere und vogelieren, ma anche a picchiare sotto il gobbo tra un vaadavialcuu e un langmaramarsh. Rispettivamente, nell’ottica delle competenze da acquisire per implementare un certo grado di rispetto e servilismo, man muss auch un wenig da dialet in die scola elementaar, insema alla richtige conoscenza de deus et sanctorum.
Per non sovraccaricare il programma, l’italiano verrà leggermente ridotto, und bis ala quinta si insegnerà solo l’infinito (come tempo verbale, si capisce), che tra l’altro è sehr utile und gentil per i connazionalen quando vegnen chi a toccare il muro dell’hotel con la Ticino-Karte e schöni panorama mit cappuccino billig.
Donca, in accordo anche con il Zentrum , che è il Centro ma è per faci capire con buona volontà, e i liberalen da sacristia, die ganze rechte kultur è d’accordo che il tedesco è materia da anticipare, per verstehen unsere comunication e imaginieren ein zukunft, und nel medesim temp bahndialekt consolidieren ohne halt bis Arth-Goldau.
Ala fin, cari maestri e allievi, wir denken immer a voi, che sarete le nostre braccia multilingue, mentre uns andarem innanz a denken senza troppi congiuntivi. Adess, arbeiten!
Avvertenza: rivolgersi a noi nur in deutsch, please.gene

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Ode selvatica

Sono macchina che illumina la striscia nera
della strada solitaria e cieca e
innocente il tuo occhio acquoso
mi si affianca alla ricerca di una fuga
I palchi non affondi per millesimi
nella portiera che mi avvolge e mi distacca
dal tuo mondo racchiuso in pupilla dilatata
Un fugace penetrare nel profondo e il ceppo
si rovescia nel baule con un tonfo e in un istante
penso che sei tu, spaventato e nobile,
a cadere nell’avanzare etilico che ormai
condanna me e tu no, che fuggi invece
ignaro della nostra vicinanza o forse no
Rimpicciolito scalo marce e penso
che potrai cadere come niente
in un volgare autunno tiepido
per un altro tonante marchingegno
che sopravanza anche il nemico Lupo
Prego miscredente un dio ombreggiato
che non proteggerà né me né te né lui
Eppure no, resisti e ancora amami
come t’amo io che niente posso,
così innestato in macchina
gene
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La casa in riva al mare

E osservi l’amore degli altri e ti chiedi
dove sia sepolto quello tuo, che
a vent’anni ti chiedeva di frantumare
il tempo e rimontarlo fino a quando
confacesse a te, a te che stavi alla finestra
della casa in riva al mare, e sognasti
un mare mai visto, la libertà
gene

